A misura di disabile

Per comfort abitativo intendiamo la qualità degli immobili che tenga presente anche delle problematiche che affliggono tante persone portatrici di handicap. Questi soggetti si dividono in 2 categorie: i disabili afflitti da invalidità permanente e gli invalidi temporanei ed in questo caso, potenzialmente, c'entriamo tutti. Basti pensare ad un incidente automobilistico, ad una grave caduta o ad una gravidanza problematica, e così via. Si deve fare in modo che tutte queste persone abbiano la possibilità di fruire di immobili ed infrastrutture urbanistiche che permettano loro di svolgere la propria azione sociale come tutti gli altri cittadini senza essere obbligati ad un'esistenza di isolamento solo perchè non si è pensato a loro in fase progettuale o di costruzione degli immobili.

Per queste esigenze sono nate delle associazioni molto attente a queste problematiche. Una di queste è CERPA Italia Onlus dell'Accessibilità, che avvalendosi di professionisti danno supporto tecnico ad associazioni del sociale, ad enti, università, a professionisti e singoli cittadini che si accostano per varie motivazioni alle tematiche dell'accessibilità.

In Italia, come afferma il vice presidente dell'associazione CERPA Adriano Piffer, si sono fatti passi da gigante soprattutto nell'approntamento del supporto normativo, che è uno dei più completi ed esaustivi del continente Europeo. A livello nazionale esiste una differenza applicativa della norma fra le regioni del nord e quelle del resto della nazione, forse dovuto alle modalità diversificate di sensibilità tecnico-politica nell'affrontare le questioni che si ponevano innanzi ed in contrapposizione ad una diversa gestione delle risorse economiche che, soprattutto agli inizi degli anni '80, dovevano innescare ed attuare una serie di provvedimenti di bae al cambiamento culturale dei tecnici, dei costruttori, dei politici e degli amministratori degli enti preposti al controllo. L'effetto che si era auspicato accadesse, era di ridisegnare una nuova società che determinasse un crescente e maturo livello di civiltà, nel quale la presenza dell'handicap non fosse più fattore di esclusione ed emarginazione ma determinasse la maturazione del concetto "inclusività".

L'attivazione tecnico-scientifica nella formulazione degli interventi regolamentati dalla normativa, oltre l'assistenza sociale e sanitaria, i piani di abbattimento delle barriere architettoniche, i provvedimenti in ambito mobilità urbana e dei trasporti, delle aree a parcheggio riservato ecc. avrebbero dovuto stimolare un'omogenea risposta politico-amministrativa alle esigenze delle varie categorie dei disabili permanenti e temporanei. Purtroppo, conclude Piffer, tutto questo non è avvenuto, ed oggi ancora ci dobbiamo confrontare ed occupare degli sviluppi e applicazioni tecnico-culturali che comunque la nostra società, nolente o volente è chiamata a rispondere fattivamente e "deve", con ogni mezzo, continuare ad analizzare, affrontare e risolvere.

Fonte: MEDIARE n. 2 Marzo 2011. Intervista al vice-presidente Piffer della CERPA Italia Onlus.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 27 Maggio 2013 10:38)